Il digitale terrestre dal satellite?
Il paradosso di Tivusat
Saranno le difficoltà incontrate nel recente swith-over in Piemonte, o il fatto che in Sardegna si lamentano ancora pesanti disservizi a sette mesi dal passaggio al digitale, come risulta da un esposto della Seconda Commissione del Consiglio regionale sardo, che segnala la necessità di una verifica sulla reale copertura del digitale terrestre nell’isola, ma a quanto pare si fa sempre più strada l’esigenza di sopperire alle carenze terrestri con altro segnale dal cielo. In altre parole si profila la necessità di integrare Tivusat nel sistema di trasmissione Rai.
Con lo switch over del Lazio che incombe (il 16 giugno, per 158 comuni), i vertici di Viale Mazzini non vogliono rischiare, spiega il presidente della Rai Paolo Garimberti: “di lasciare indietro nessuno”.
L’azienda metterà dunque in campo investimenti minimi per il digitale terrestre di 700-750 milioni di euro (fra rete e nuovi canali interattivi) e risorse per portare nelle case degli italiani la nuova Tv con una campagna informativa senza precedenti.
Bisognerà procurarsi un decoder certificato con il bollino blu della DGTVI e verificare lo stato e la ricezione della propria antenna personale o condominiale, ma tutto questo potrebbe non bastare e così la Rai ha deciso che da giugno sarà attiva la piattaforma satellitare Tivusat per rimediare ai possibili problemi di ricezione del segnale del DT.
L’offerta televisiva digitale in chiaro sarà quindi fruibile tramite satellite, grazie all’accordo a tre raggiunto da Rai, Mediaset e Telecom Italia Media.
Il direttore del Digitale terrestre Rai Luca Balestrieri ha spiegato che non esiste un problema di diminuzione di copertura nel passaggio dall’analogico al digitale, ma aree che non sono coperte dal segnale analogico. Per queste, sarà necessario rivolgersi alla copertura satellitare.
Il problema , che secondo i vertici Rai interessa comunque poche e limitate aree, è che chi ricevereà il segnale tramite Tivusat dovrà attrezzarsi dell’opportuno decoder e relativa card, senza contributo statale, o una scheda “cam” nel caso di televisori con decoder integrato.
La situazione sembra comunque in evoluzione ed è possibile che si presentino nuovi sviluppi anche su questo fronte.